SE ANCHE FACEBOOK FINISCE DAL PRESIDE

28 Ott, 2021News

NOVITÀ

di Ivano Zoppi

Segretario Generale
Fondazione Carolina

Lo scandalo Usa sui social network illumina gli errori dei governi e le mancanze dei singoli cittadini

Prima hanno messo la testa sotto la sabbia, ora puntano il dito scaricando tutte le colpe. Gli Stati Uniti interrogano i social network per chiedere conto delle mancate tutele nei confronti degli utenti più giovani. Dopo Facebook e Twitter, anche Snapchat, TikTok e YouTube hanno dovuto rispondere alla convocazione della Commissione del Senato Usa per la protezione dei Consumatori. Al vaglio di Washington anche gli strumenti per tenere gli utenti attaccati agli schermi, come l’auto play dei contenuti e il meccanismo dei like.

Il vaso di Pandora scoperchiato dalla manager “pentita” di Facebook, Frances Haugen, non fa emergere solo le colpevoli mancanze dei colossi del web, ma anche quelle dei governi e dei cittadini. Prima dei social network, raggiungere una tale moltitudine di persone era quasi impossibile, anche a fronte di campagne elettorali dai costi proibitivi. La politica ha fatto orecchie da mercante, senza preoccuparsi della portata di questa rivoluzione comunicativa sul fronte delle relazioni sociali, dell’informazione e dei diritti, in civili e alla persona.

Il tam tam delle reazioni alle dichiarazioni degli ex dipendenti delle media company, l’esposizione online e il relativo malessere della comunità, l’onda d’odio alimentata dai social, con gravi ripercussioni anche in termini di pubblica sicurezza, hanno imposto un radicale cambio di rotta alle istituzioni. Radicale quanto tardivo, verrebbe da dire. In attesa delle misure che gli Usa adotteranno, e delle reazioni da parte del resto del mondo, a partire dall’Unione europea, il futuro del web non può che dipendere da quello che ci mettiamo dentro. E quindi da noi. Saremo disposti a fare un passo indietro rispetto all’aggressività, alla superficialità, alla petulanza e all’incontinenza con cui abitiamo la Rete. Una grammatica sociale, anzi social, con cui, noi adulti, inquiniamo ogni giorno le giovani generazioni, per le quali il linguaggio iperbolico e misantropo che affolla il web rischia di essere un “cattivo maestro” che, tra non molto, sarà impossibile correggere.


IVANO ZOPPI

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