Bufale online, le orecchie da mercante di media e social network

15 Ott, 2021News

NOVITÀ

di Ivano Zoppi
Segretario Generale
Fondazione Carolina

A furia di ripeterla, anche una bugia diventa verità. La tecnica più elementare della propaganda è la stessa delle fake news. Le famigerate “bufale” possono riguardare persone, fatti o storie. Tra queste le maschere di Jonathan Galindo e Momo, che hanno ispirato challenge, libri e pellicole. Un fenomeno di massa, che fa leva sulla paura per alimentare una curiosità morbosa attorno a ciò che ci spaventa. Nessun incubo, però, è paragonabile ad un minore adescato in rete e spinto a commettere atti di autolesionismo. Ed ecco che la leggenda della Blue Whale, che non senza fatica eravamo riusciti a debellare, ritorna con un vestito nuovo; quello che rimanda ad un clown disneyano vestito da Pluto (Galindo) e di una donna dalle sembianze aliene, con gli occhi sporgenti (Momo). Il denominatore comune è sempre quello: challenge estreme che mettono a rischio l’incolumità e la serenità dei nostri ragazzi.

Quali sono le responsabilità? Certamente la logica del clickbait non aiuta. Ma se un titolo fuorviante o iperbolico può essere giustificato dalle esigenze pubblicitarie, rappresentare un mondo creato ad arte per nuocere ai teenager e alle famiglie non è accettabile. I media tradizionali e le media company sono riusciti nella macabra impresa di dare vita ad un  fenomeno che, prima del loro intervento, era solo su carta. Come un megafono e un pentagramma, Tv, giornali e web hanno assecondato questa follia finché la fragilità di qualche ragazzino, che magari non avrebbe avuto neppure l’età per avere un profilo social, l’ha tradotta in dramma. Vigilanza, buonsenso e presenza sono tre chiavi che possono proteggere i nostri figli da queste devianze, che poggiano sulle insicurezze e sulle solitudini tipiche della preadolescenza. Un genitore consapevole lo sa, eppure a volte non basta. E un servizio giornalistico, o presunto tale, un post o una chat su whatsapp rimescolano ansie e preoccupazioni.

È giunto il momento che le famiglie spingano le istituzioni a richiamare organi d’informazione e aziende del web al rispetto delle regole deontologiche, del regolamento della privacy e delle normative in vigore per la tutela del minore, anche e soprattutto nella dimensione digitale. Fondazione Carolina ogni giorno è sul campo, e nella rete, per restituire alle giovani generazioni la giusta rotta nel mare magnum dell’educazione, lontano da quei gorghi digitali dove tutto viene confuso, ribaltato e svuotato di regole e valori.

Fonte Wired

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