Sicuro che è al sicuro? Parte la campagna 5×1000 di Fondazione Carolina

12 Apr, 2024News

NOVITÀ

Natale artificiale

La campagna di quest’anno di Fondazione Carolina per il 5×1000 è incentrata sul concetto di “sicurezza”.

Non solo in termini di tutela e protezione dei minori online, ma anche in misura della “certezza”, o presunta tale, di saper comprendere e monitorare lo stato d’animo dei nostri figli.

Lo slogan “Sicuro (che è) al sicuro” vuol dire proprio questo. Mettersi in discussione come adulti, genitori, educatori.

Perché oggi non è facile decifrare i ragazzi e, ancor di più, intercettare per tempo sentimenti e problematiche che, se non affrontate, possono condizionare la salute dei più giovani

Come stanno i nostri figli?

Non è facile rispondere a questa domanda. Se prima bastava affacciarsi alla finestra per controllare che tutto fosse a posto, oggi conoscere le abitudini e le amicizie dei nostri figli risulta molto complesso.

L’80% degli adolescenti usa lo smartphone mentre cammina, in bagno e a letto (quasi il 79 per cento). Una relazione simbiotica che riguarda non solo la Generazione Z, ma anche giovanissimi e preadolescenti: dagli 11 ai 17 anni. Rispetto al passato, aumenta l’abitudine di geolocalizzarsi sui social, rendendo pubblico il posto dove ci si trova e quelli che si frequentano maggiormente.

Un’esposizione che mette a rischio un ragazzo su 3, più interessato a promuovere la propria identità digitale che a tutelare la privacy.

Il futuro dei ragazzi

Per la cosiddetta Generazione Alpha non c’è distinzione tra dimensione fisica e mondo digitale.

Abitano il web come frequentano il parco sotto casa, la scuola o la palestra. Ciò che per la grande parte degli adulti resta uno strumento, per loro assume la naturalezza di un linguaggio, un canale sempre aperto verso gli altri e il mondo.

Un quotidiano vissuto dai ragazzi nelle scuole, in famiglia, ma anche in ambito sportivo. Il comune denominatore di tutti questi luoghi è il web, dove condividere relazioni, amicizie, immagini e video di tutte le esperienze del proprio percorso di crescita.

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Quei minori che, spesso privi del necessario accompagnamento, si addentrano nel mondo digitale ancora prima di conoscere quello fisico.

Teenager, poco più che bambini, esposti ogni giorno ai pericoli online, all’oscuro dei propri genitori. Basta uno smartphone per aprire un portale che, dalla sicurezza delle proprie camerette, li proietta su contenuti inadeguati, quando non illegali.

Oggi, infatti, l’età media dei bambini con smartphone che forniscono accesso illimitato a Internet è pari a 10 anni.

I dati del Centro studi di Fondazione Carolina attestano che oltre il 50% degli alunni delle primarie sia stato almeno una volta vittima di qualche forma di bullismo.

Noia, solitudine, frustrazione e assenza di regole sono alla base di questo fenomeno, nei confronti del quale anche le stesse aziende new media cercano di adottare nuove e più efficaci contromisure.

I genitori, invece, sono ancora poco consapevoli dei pericoli che i loro figli possono incontrare sul web. Noi adulti pensiamo siano al sicuro nelle loro camerette, mentre sono liberi di navigare per un mondo che noi adulti, conosciamo solo in parte.

Come fare a garantire il benessere digitale dei nostri ragazzi?

Sono loro stessi a chiederlo; hanno bisogno della nostra presenza, di essere accompagnati, di tornare ad avere degli adulti di riferimento. In una parola, hanno bisogno di REGOLE. Regole condivise, assimilate e soprattutto applicate giorno dopo giorno. Serve un nuovo patto educativo, genitori-figli.

Perché se prima mandarli a letto senza cena rappresenta un castigo esemplare, oggi rischia di essere un premio. Chat, videogame e serie tv preferita non li aiuteranno certo a ragionare sulle proprie condotte. E se poi dovesse arrivare un certo languorino, alla fine c’è sempre l’opzione delivery.

Così, senza quasi accorgersene, abbiamo spalancato  un universo digitale e di contenuti streaming ai più piccoli, in barba alle normative in vigore che, nel nostro Paese, limitano i social ai maggiori di 14 anni. D’altronde… “nella sua classe ce l’hanno tutti, poi rischia di rimanere fuori dal gruppo”, ci dicono i genitori per giustificare l’I-Phone nello zainetto della figlia di 11 anni, piuttosto che nella tasca dei jeans dello studente di quinta elementare.

Ovviamente si tratta di scuse, non tanto per giustificare bambini e preadolescenti, ma proprio a discolpa degli stessi genitori, che non hanno più tempo, voglia e pazienza per educare i propri figli nella logica di una continuità che proprio il contesto iper tecnologico dovrebbe suggerire.

Un viaggio che si chiama crescere

Fondazione Carolina ha sempre messo al centro della propria azione la parola “umanità”. Un valore, più che un semplice concetto, attorno al quale ruotano le attività di prevenzione, ricerca e supporto.

Una ri-affermazione della “persona” auspicata dagli stessi ragazzi. Lo confermano le parole del Segretario generale di Fondazione Carolina, Ivano Zoppi: “Sono smarriti, ci sembrano distanti e indifferenti, ma in realtà non vedono l’ora di trovare un adulto che li possa ascoltare, guidare e comprendere in questo loro viaggio straordinario che si chiama crescere”.

L’impegno di Fondazione Carolina

Ogni anno Fondazione Carolina incontra mediamente 75.000 studenti distribuiti in tutta Italia, anche attraverso progetti di educazione continua alla Cittadinanza digitale.

Nel biennio 2021-2022 il servizio di Pronto intervento cyber, RE.TE – Rescue Team, attesta oltre 250 interventi continuativi a supporto di studenti e famiglie su tutto il panorama nazionale.

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