Nel compleanno di Carolina la formazione dei giornalisti per un futuro ancora tutto da scrivere
Se i social sono pieni di odio e forieri di pericoli, la colpa non può essere solo dei ragazzi.
II ruolo dei media e la responsabilità dell’informazione non possono che dipendere dal mondo adulto. Se la cultura nasce dal basso, il senso della legalità e i valori del rispetto e dell’empatia, non sono questioni che possiamo relegare alle interazioni tra cittadini o utenti. Il senso comune e la scala valoriale di una comunità derivano anche dalle istituzioni che la governano. La libera stampa e i circuiti d’informazione possono e devono alimentare una narrazione diversa, che ritorni a rappresentare un faro, nella logica del servizio alla cittadinanza, ma anche per illuminare la realtà e lasciare a noi, cittadini e utenti, la scelta di come interpretarla, viverla e condividerla.
Il valore della “parola” è il concetto che Fondazione Carolina ha voluto rimarcare nei giorni del compleanno di Caro. Sabato scorso, 13 giugno, avrebbe compiuto 28 anni. Come regalo, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, abbiamo organizzato una mattinata di formazione dedicata ai giornalisti e agli operatori dell’informazione. Un momento di confronto e analisi tanto più necessaria, in un tempo che scandisce il passaggio della società globale, da digitale ad artificiale.
Proprio nell’epoca dell’IA e dei chatbot, crediamo che la “parola” assuma ancora più valore. Questo è emerso nel corso dell’evento “Intelligenza artificiale e informazione libera, la responsabilità della parola a tutela delle generazioni digitali”. Un appuntamento dall’alto valore deontologico, con il sostegno di Fondazione Comunità Novarese e il patrocinio del Comune di Novara.
il ricordo di Carolina dal suo papà
Papà Picchio, nel suo intervento ad apertura dei lavori, ha ricordato come la sicurezza digitale non sia soltanto una questione professionale o tecnologica, ma una sfida educativa e sociale che riguarda l’intera comunità. Nonostante l’emozione, il Presidente onorario di Fondazione Carolina, ha raccontato l’ottimismo, la gioia di vivere e la grande vivacità che sua figlia ha trasmesso a chiunque l’avesse incontrata. Una vitalità che solo un odio online senza precedenti ha potuto spegnere. Paolo Picchio, leggendo alcuni passi del libro “Le parole fanno più male delle botte” (edizioni DeAgostini), ha rivolto un appello ai professionisti della parola, per andare oltre alla narrazione tossica e ai luoghi comuni che pesano sui ragazzi, dando spazio e visibilità anche ai loro sogni, alle idee e alle emozioni che non riescono più a condividere con il mondo adulto.
Giornalisti, esperti, istituzioni e avvocati si sono confrontati a partire dal dibattito in corso sulla possibilità di fissare limiti e stabilire divieti all’utilizzo dei social. Regole e limiti che, però, non bastano a restituire fiducia in un progresso che corre troppo veloce. Per dissipare i dubbi rispetto ad un futuro ipertecnologico, artificiale e per molti versi inanimato, dobbiamo rimettere al centro la nostra umanità, come richiamato dal Presidente di Fondazione Comunità Novarese, Davide Maggi.
Dopo i Saluti istituzionali del Prefetto di Novara, Francesco Garsia, e dell’Assessora comunale all’Ambiente e Smart city, Elisabetta Franzoni, giornalisti, esperti, istituzioni e avvocati si sono confrontati a partire dal dibattito in corso sulla possibilità di fissare limiti e stabilire divieti all’utilizzo dei social. Regole e leggi che, come evidenziato da Ivano Zoppi, Segretario Generale di Fondazione Carolina, possono certamente aiutare, ma non costruiscono quella cultura dell’ascolto, che passa da quotidiane condotte consapevoli, che le giovani generazioni chiedono ai loro adulti di riferimento.
L’evento, condotto da Gianfranco Quaglia, già Presidente del Consiglio di Disciplina Ordine dei Giornalisti, è stato moderato da Livia Zancaner, Il Sole 24 ore e Radio 24, e da Filippo Massara, de La Stampa. I due professionisti hanno guidato due tavoli di confronto.
Primo Tavolo formativo
Durante la prima sessione il Presidente Odg Piemonte, Stefano Tallia, ha ribadito il ruolo dei professionisti della parola in un contesto massmediatico che non può abbandonare la stella polare rappresentata dalla deontologia professionale. Una riflessione non solo dal punto di vista tecnico, ma anche in termini culturali.
Ivano Zoppi, ha quindi rilanciato il ruolo fondamentale degli adulti di riferimento per i “ragazzi di oggi”. Dal percorso di crescita della prima generazione senza ancoraggio analogico alla genitorialità dei nativi digitali.
L’avvocato Riccardo Lanzo, esperto in diritto digitale, ha chiarito sull’impatto di creator e influencer nella società contemporanea. Le stelle del web sono in grado di determinare opinioni, scelte e condotte, dagli aspetti commerciali a quelli politici e sociali. Personaggi popolarissimi, anche più di quelli televisivi o cinematografici, nei quali gli utenti o i follower più giovani vedono un esempio, un referente anche sul piano emotivo.
secondo Tavolo formativo
La seconda sessione ha visto il Vicequestore aggiunto Martino Brunetti presentare i dati sui fenomeni e i linguaggi inerenti l’attività del Cosc, il Centro Operativo Sicurezza Cibernetica della Polizia di Stato. La consapevolezza sui pericoli online e sulle garanzie delle leggi già in essere rappresenta il primo strumento per proteggersi dai crimini in ambito digitale. Il professor Alessio Carciofi (Università di Pisa), ha quindi riassunto i principi del weelbeing, dal digital detox al diritto alla disconnessione, con particolare riferimento all’età evolutiva. L’esperto ha ricordato che il benessere è un esercizio quotidiano proponendo condotte sane e positive, come quella di imporre a noi stessi, prima ancora che ai nostri figli, di non usare lo smartphone nel tempo prima di dormire e in quello subito dopo esserci svegliati.
Lo psicologo Marco Bernardi, ha condiviso i principali risultati della ricerca Cuori Connessi, promossa dal Centro Studi di Fondazione Carolina, sull’impatto dell’Intelligenza artificiale tra i ragazzi e i preadolescenti. Dall’indagine emerge l’utilizzo dei chatbot in ambito emotivo. L’AI da mero strumento diventa confidente, un porto sicuro cui affidare emozioni, sentimenti, ansie e speranze che le giovani generazioni spesso non riescono a poggiare sul piano di una relazione autentica.











