Lettera ai genitori

07
Apr

Dopo l’emergenza Covid-19 la sfida più grande riguarda i nostri figli

Libertà è partecipazione. Il cantautore Giorgio Gaber, in un periodo di traformazione e di instabilità per il nostro Paese, sentiva l’esigenza di conferire bellezza e responsabilità alle proteste per i diritti civili e l’uguaglianza sociale.

Oggi quei versi ritornano con una prepotente attualità, perché l’emergenza Covid-19 sta confermando tutte le criticità delle relazioni sociali nella dimensione digitale. Dalle chiacchiere con gli amici alle prime farfalle nello stomaco, mai come in queste settimane tutto è passato dalla Rete. Una rete a maglie larghe, forse troppo, per limitare i disagi e condizionamenti già imposti dalla reclusione. E allora via libera allo smart working, alla didattica online e alle videochat. Servizi indispensabili per tenere viva la nostra quotidianità, messa a repentaglio dalla pandemia. Da una parte restrizioni, chiusure e quarantene; dall’altra flashmob e musica dai balconi. Troppo poco per potersi esprimere, per sentirci meno soli.

Perché l’importante è partecipare, nonostante siano slittate persino le Olimpiadi. Partecipare a tutti i costi, anche se non abbiamo nulla da condividere. Da qui si spiega il rovescio della medaglia e le crescenti segnalazioni che Fondazione Carolina sta gestendo ogni giorno. Video osceni durante le lezioni online, violenze verbali rivolte ai docenti e studenti connessi in pigiama direttamente dal letto. Gli episodi riportati dalle cronache sono solo la punta di un iceberg che, a differenza di ciò che accade in natura, continua a crescere e ad avanzare indisturbato, nonostante la costante convivenza tra genitori e figli. Quando la noia si appiccica addosso, a dispetto dell’ambiente protetto, molti ragazzi cercano di scacciarla con la trasgressione, la ribellione e la violenza. E se le regole dei canonici contesti educativi fungono da deterrente, la privacy della propria cameretta può rivelarsi quel porto franco e sicuro per aderire a gruppi Telegram come “invadiamo video lezioni”, in cui i ragazzi si scambiano i link alle proprie aule virtuali per disturbare insegnanti e compagni. Ben più gravi i “gruppi” che inneggiano allo stupro e al femminicidio, in cui si immagina ogni nefandezza possibile per compiacere il branco, diffondendo con banalità sconvolgente l’odio contro le donne.

Se in passato avessimo sperimentato di confinare per un mese i ragazzi in un ambiente domestico, affidando al web tutti i loro rapporti interpersonali, non avremmo potuto immaginare la portata del problema che oggi dobbiamo affrontare. Sexting, adescamento online, ricatti sessuali, cyberbullismo, alienazione, dipendenza da videogame. Quanti dei nostri figli saranno in grado di riprendere in mano la propria vita? Quanti di loro avranno bisogno di supporto?

Alcuni già rischiano di diventare Hikikomori, intrappolati in quella rete a cui abbiamo affidato forse troppo di noi e che adesso non sembra più volerlo restituire. Tutto questo tempo, tutta quella comodità diventano leggerezza. La colpa è di noi adulti, che non abbiamo saputo proiettare sul futuro i valori delle passate generazioni; padri e madri che stiamo perdendo a migliaia nei nostri ospedali, mentre i nostri figli non alzano lo sguardo dallo schermo. Nell’ultimo anno scolastico Fondazione Carolina ha formato una equipe interdisciplinare per supportare i ragazzi e le loro famiglie nei casi più gravi di cyberbullismo e violenza online.

Grazie a 1SAFE, la App di pubblica utilità e sicurezza partecipata, i cittadini possono segnalare gratuitamente episodi di pericolo nel web e attivare così il team di esperti in ambito educativo, psicologico, legale e comunicativo, in grado di intervenire tempestivamente, anche in presenza, a tutela delle vittime e per il recupero dei bulli. Nelle ultime settimane abbiamo gestito molti casi, quasi 300. La sorpresa, anche per il nostro Centro studi, è però legata alla platea delle domande pervenute, che conta molti adulti in difficoltà. Insegnanti e genitori depotenziati di quei topos educativi rappresentati dagli istituti scolastici, dagli oratori e dalle associazioni sportive, deputati a trasmettere regole chiare nei contesti dedicati alla formazione e all’apprendimento. I nostri educatori e i nostri volontari sono consapevoli della colossale sfida educativa che ci troveremo davanti quando l’emergenza allenterà la morsa. Una sfida che possiamo vincere soltanto attraverso un rinnovato patto tra famiglia, istituzioni scolastiche e media company.


Stiamo lavorando per questo, intanto abbiamo realizzato la nostra “Guida ai genitori” (scarica la guida qui). Uno strumento utile per una comprensione generale dei principali social, dell’età minima per l’iscrizione e delle loro policy, con i relativi rischi ed opportunità. Una panoramica sui principali videogame, ormai quasi tutti online, che tanto mettono a rischio i nostri ragazzi. Le chat di gruppo che stanno spopolando, ma anche gli elementi normativi e giuridici della vita online. Infine un glossario per facilitare la consultazione. Un lavoro realizzato grazie agli esperti di Pepita, da 20anni in tutta Italia a fianco degli educatori. Un gesto fatto con il cuore, che speriamo possa essere utile a comprendere nel profondo quali rischi corrono i teen ager se accedono allo sterminato universo online senza poter stringere la mano a nessuno.

Paolo Picchio Papà di Carolina 

Ivano Zoppi Segretario generale Fondazione Carolina

 

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