#FACCIAMOLUCE

18
Giu

Dopo il buio del lockdown parte la campagna #FACCIAMOLUCE per donare il 5×1000

DONA il tuo  5×1000, compila l’apposita scheda del modello 730, Unico o CU indicando il tuo codice fiscale
e nel riquadro relativo alle Onlus quello di FONDAZIONE CAROLINA ONLUS: 97802370151.

Circa 1000 segnalazioni di cyberbullismo e violenza online ricevute in soli tre mesi, quelli dell’emergenza Covid-19. Un dato preoccupante che ha messo a dura prova gli operatori della Fondazione voluta da papà Picchio in memoria della figlia Carolina, prima vittima accertata di bullismo online. Non solo per gli sforzi messi in campo durante la complessa fase della quarantena e della didattica a distanza, ma proprio per la portata di questa escalation, che impone una riflessione profonda sull’efficacia degli sforzi messi in campo per la sicurezza dei minori nella dimensione digitale. “Alla sensibilizzazione e alla prevenzione bisogna aggiungere il supporto, altrimenti dovremo sempre rincorrere”, commenta il Segretario generale di Fondazione Cartolina, Ivano Zoppi. Una sfida educativa che riguarda tutta la comunità, dalle istituzioni alle grandi media company, partita dall’ultimo messaggio (le parole fanno più male delle botte) di una quattordicenne sommersa dall’odio in Rete, diventata un’icona tra tutti i ragazzi. “Noi ci stiamo provando, con la nostra equipe interdisciplinare per il sostegno alle vittime e il recupero dei bulli, anche in presenza; ma serve partire dall’analisi di un fenomeno che, durante la pandemia, non si è limitato ai soli teenager, colpendo anche gli adulti, con gli insegnanti bersaglio degli studenti durante le video lezioni”, ricorda Zoppi. 

Se la tempesta del lockdown è passata, restano ancora tante le incertezze, ma possiamo contare gli uni sugli altri. “Questa è la lezione più importante che abbiamo imparato da questa lunga crisi, capace di nutrire le paure e le insicurezze delle persone più fragili: i ragazzi”. Paolo Picchio, che di Fondazione Carolina è Presidente onorario, difende bambini e adolescenti, perché privi degli strumenti e dell’esperienza necessari per affrontare una tale emergenza. Settimana dopo settimana lo schermo diventava la loro finestra sul mondo: gli amici, la scuola, i primi amori, i giochi e i film. “In realtà eravamo sempre fermi – continua Ivano Zoppi – con il nostro corpo che ci chiedeva di uscire, sentire, toccare e respirare ciò che l’occhio poteva solo guardare”. Ecco quindi che l’odio, la violenza e la noia diventano facili consolazioni e succedanei ai giorni clonati della reclusione. ”Quando tutto sembrava protetto e cristallizzato, con i figli nella stanza accanto, Fondazione Carolina ha lanciato per prima l’allarme per l’aumento del cyberbullismo”, ricorda Paolo Picchio. “Alcune storie le abbiamo raccolte prima che diventassero qualcos’altro. Prima che questa battaglia potesse contare altre vittime, altri simboli, ma una lacrima resta tale anche se la si asciuga prima che cada dal viso”, osserva il papà di Carolina.

Per questo bisogna fare luce, nel buio delle camere dove le nuove generazioni si aggrappano agli smartphone spesso isolandosi fino a perdere la cognizione del tempo e affidando emozioni e relazioni alla vita virtuale. #FACCIAMOLUCE è l’hashtag della campagna per il 5×1000 attivata da Fondazione Carolina per ricevere l’aiuto necessario a rispondere alla crescente domanda di un sostegno concreti contro cyberbullismo e pericoli online. Perché, al di là delle campagne di sensibilizzazione, oltre agli spot della politica e al main stream della lotta ai bullismi, le famiglie di tutta Italia chiedono servizi, strutture e assistenza. “Una mano tesa che avrebbe potuto salvare la nostra Caro e che ora sta aiutando, nel suo nome, centinaia di ragazze e ragazzi vittime dell’odio in rete”, ricorda papà Picchio. “Fondazione Carolina continuerà a supportare le vittime e a recuperare i bulli, anche in questa normalità sconosciuta che le disposizioni sanitarie porteranno nella nostra vita”, continua il fondatore della Fondazione. A dispetto di comportamenti più consapevoli in merito agli spostamenti e al contatto fisico, c’è la distorta percezione che sul web si possa fare quel che si vuole, confondendo libertà con anarchia. “Un disvalore – conclude il Segretario Generale Ivano Zoppi – che possiamo combattere solo recuperando la nostra umanità e coltivando empatia nelle immense praterie dei sistemi digitali, altrimenti aridi deserti dei sentimenti”.

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