{"id":9313,"date":"2026-02-23T14:18:42","date_gmt":"2026-02-23T13:18:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionecarolina.org\/2021\/?p=9313"},"modified":"2026-04-10T16:23:58","modified_gmt":"2026-04-10T14:23:58","slug":"commento-al-rapporto-eneset-mobile-phone-bans-in-schools-across-the-eu-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fondazionecarolina.org\/2021\/news\/commento-al-rapporto-eneset-mobile-phone-bans-in-schools-across-the-eu-2026\/","title":{"rendered":"Commento al rapporto ENESET \u201cMobile phone bans in schools across the EU\u201d (2026)"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.27.2&#8243; width_tablet=&#8221;&#8221; width_phone=&#8221;&#8221; width_last_edited=&#8221;on|phone&#8221; custom_margin_tablet=&#8221;&#8221; custom_margin_phone=&#8221;|0px||0px|false|false&#8221; custom_margin_last_edited=&#8221;on|phone&#8221; custom_padding=&#8221;|0px||0px|false|false&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; background_size=&#8221;initial&#8221; background_position=&#8221;top_left&#8221; background_repeat=&#8221;repeat&#8221; width_tablet=&#8221;&#8221; width_phone=&#8221;95%&#8221; width_last_edited=&#8221;on|phone&#8221; custom_margin_tablet=&#8221;&#8221; custom_margin_phone=&#8221;|0px||0px|false|false&#8221; custom_margin_last_edited=&#8221;on|phone&#8221; custom_padding=&#8221;|0px||0px|false|false&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; custom_padding=&#8221;|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; custom_padding__hover=&#8221;|||&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_2_font_size=&#8221;25px&#8221; header_3_font_size=&#8221;20px&#8221; header_3_line_height=&#8221;0.8em&#8221; custom_padding=&#8221;||4px|||&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<p>Il rapporto ENESET <span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"https:\/\/op.europa.eu\/en\/publication-detail\/-\/publication\/37a07be1-0241-11f1-825d-01aa75ed71a1\/language-en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">(documento ufficiale \u201c<i>Rapporto ENESET<\/i>\u201d)<\/a> <\/span>pubblicato dalla Commissione Europea nel febbraio 2026 rappresenta, ad oggi, la mappatura pi\u00f9 completa e metodologicamente rigorosa delle politiche di accesso degli smartphone nelle scuole dell\u2019Unione Europea. Non \u00e8 un documento militante, n\u00e9 un manifesto pro o contro i divieti: \u00e8 un\u2019analisi sul campo, costruita sulle voci di chi la scuola la vive quotidianamente, dai docenti e personale scolastico ai dirigenti, dagli studenti alle famiglie. Per questo merita un\u2019attenzione seria e una lettura che vada oltre i titoli.<\/p>\n<p>Come Fondazione Carolina, che dal 2018 lavora sulla prevenzione del disagio digitale e del cyberbullismo, ritroviamo in queste pagine molte delle evidenze che raccogliamo ogni giorno dal contatto diretto con le comunit\u00e0 scolastiche. Al contempo rileviamo anche alcune assenze significative, che vorremmo contribuire a colmare<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/www.fondazionecarolina.org\/2021\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/apporto-ENESET-Mobile-phone-bans-in-schools-across-the-EU-1.jpg&#8221; alt=&#8221;*https:\/\/www.normattiva.it\/uri-res\/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2025-09-23;132&#8243; title_text=&#8221;apporto ENESET Mobile phone bans in schools across the EU 1&#8243; url_new_window=&#8221;on&#8221; align=&#8221;center&#8221; module_id=&#8221;top&#8221; _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; custom_margin=&#8221;||||false|false&#8221; border_color_all=&#8221;RGBA(255,255,255,0)&#8221; box_shadow_style=&#8221;preset1&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][\/et_pb_image][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_2_font_size=&#8221;25px&#8221; header_3_font_size=&#8221;20px&#8221; header_3_line_height=&#8221;0.8em&#8221; custom_padding=&#8221;||0px|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;]<\/p>\n<h3 class=\"p1\"><strong style=\"font-size: 25px;line-height:normal;\"><b>Ci\u00f2 che il rapporto conferma: il divieto \u00e8 un punto di partenza, non un traguardo<\/b><\/strong><span><\/span><\/h3>\n<p>La conclusione centrale del rapporto &#8211; i divieti sono \u201cuna componente necessaria ma insufficiente\u201d &#8211; coincide esattamente con la posizione che Fondazione Carolina sostiene da tempo. Lo smartphone non \u00e8 \u201cil problema\u201d: semmai \u00e8 uno strumento che agire come leva di un ecosistema digitale progettato per catturare e monetizzare l\u2019attenzione dei pi\u00f9 giovani. Vietare il telefono a scuola equivale ad aprile l\u2019ombrello durante un temporale: un gesto ragionevole e immediato, ma non ci ripara del tutto.<\/p>\n<p>Il rapporto lo dice con chiarezza quando osserva che i divieti \u201cda soli non possono affrontare i modelli pi\u00f9 ampi di coinvolgimento digitale problematico n\u00e9 i fattori strutturali radicati nel design delle piattaforme\u201d.<\/p>\n<p>Nei nostri interventi educativi &#8211; che ogni anno raggiungono 100.000 studenti su tutto il territorio nazionale &#8211; osserviamo esattamente la stessa dinamica descritta negli studi di caso: il divieto funziona per chi aveva gi\u00e0 gli strumenti interiori per gestire la distrazione; per chi invece vive un disagio relazionale, emotivo o familiare, la rimozione del dispositivo non fa che spostare il problema. In alcuni casi, lo aggrava, perch\u00e9 elimina l\u2019unico strumento di compensazione sociale che quei ragazzi avevano a disposizione.<\/p>\n<p><span data-ccp-props=\"{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}\"><\/span>[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_2_font_size=&#8221;25px&#8221; header_3_font_size=&#8221;20px&#8221; header_3_line_height=&#8221;0.8em&#8221; custom_padding=&#8221;||0px|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;]<\/p>\n<h3 class=\"p1\"><strong style=\"font-size: 25px;line-height:normal;\"><b>Il caso italiano: un\u2019occasione mancata di visione sistemica<\/b><\/strong><span><\/span><\/h3>\n<p>Il rapporto riserva all\u2019Italia un\u2019attenzione particolare, non priva di criticit\u00e0. L\u2019approccio italiano si distingue nel panorama europeo per una caratteristica unica: il divieto si applica e si limita all\u2019uso didattico dello smartphone. Questa scelta solleva tre ordini di problemi che da Fondazione Carolina osserviamo con crescente preoccupazione.<\/p>\n<p><strong>Il primo \u00e8 pedagogico.<\/strong> Vietare lo smartphone anche come strumento di apprendimento equivale a dire che la scuola non sia un contesto in cui si impara a usare la tecnologia in modo critico e consapevole. <em>Ma se non \u00e8 la scuola, quale lo \u00e8?<\/em> La famiglia, da sola, non ha gli strumenti. Il mercato, da solo, non ha l\u2019interesse. La scuola resta l\u2019unico presidio universale in cui ogni bambino e ogni adolescente pu\u00f2 acquisire le competenze per navigare il mondo digitale senza esserne sopraffatto. Un divieto totale rischia di caratterizzare l\u2019ambito scolastico con modelli di rimozione culturale, piuttosto che di educazione e accompagnamento all\u2019uso sicuro e positivo digitale.<\/p>\n<p><strong>Il secondo \u00e8 operativo.<\/strong> Il rapporto documenta con precisione l\u2019inadeguatezza delle infrastrutture scolastiche italiane: mancano le cassette di sicurezza, mancano le risorse, le linee guida ministeriali sono percepite come generiche, le modalit\u00e0 sanzionatorie sono incerte e disomogenee. Questo genera un paradosso: si chiede alle scuole di applicare una norma senza fornire loro le giuste condizioni materiali per attuarla. Il risultato \u00e8 un carico di responsabilit\u00e0 aggiuntivo e spesso insostenibile sulle spalle dei docenti, gli stessi docenti che il divieto avrebbe dovuto liberare dal ruolo di \u201cvigilanti\u201d dello smartphone.<\/p>\n<p><strong>Il terzo \u00e8 culturale.<\/strong> La velocit\u00e0 con cui la misura \u00e8 stata introdotta, senza una fase-pilota strutturata n\u00e9 un coinvolgimento sistematico della comunit\u00e0 scolastica, ha riprodotto nel contesto italiano lo stesso schema osservato in Ungheria: una politica percepita come calata dall\u2019alto, che fatica a costruire adesione.<\/p>\n<p><span data-ccp-props=\"{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}\"><\/span>[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_2_font_size=&#8221;25px&#8221; header_3_font_size=&#8221;20px&#8221; header_3_line_height=&#8221;0.8em&#8221; custom_padding=&#8221;||0px|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;]<\/p>\n<h3 class=\"p1\"><strong style=\"font-size: 25px;line-height:normal;\"><b>Ci\u00f2 che il rapporto non dice abbastanza: l\u2019economia dell\u2019attenzione e la responsabilit\u00e0 delle piattaforme<\/b><\/strong><span><\/span><\/h3>\n<p>C\u2019\u00e8 un convitato di pietra in questo rapporto, che emerge nelle ultime pagine, ma non riceve l\u2019attenzione che meriterebbe: il ruolo delle piattaforme digitali nel generare le condizioni e le percezioni che hanno alimentato le politiche dei divieti. Il rapporto accenna al \u201cDigital Services Act\u201d e alla possibilit\u00e0 di incentivare funzionalit\u00e0 come lo \u201cSchool Mode\u201d, ma a nostro avviso non sviluppa a sufficienza un punto che per noi \u00e8 dirimente.<\/p>\n<p>Se gli smartphone, almeno fino a che non entrano nelle scuole, restano strumenti neutri, le piattaforme a cui danno accesso rispondono ad un modello di business che si fonda sulla cattura compulsiva dell\u2019attenzione attraverso meccanismi di design persuasivo &#8211; notifiche push, feed algoritmici, loop di ricompensa variabile &#8211; pressoch\u00e9 irresistibili, a maggior ragione per un cervello adolescente in piena maturazione. Pretendere dalla scuola di risolvere con un divieto un problema che affonda le sue radici nell\u2019architettura commerciale delle piattaforme \u00e8 come chiedere a un insegnante di contrastare da solo gli effetti di un\u2019industria multimiliardaria.<\/p>\n<p>La nostra posizione \u00e8 chiara: i divieti scolastici sono ragionevoli e necessari, ma devono essere accompagnati da un\u2019azione regolamentare molto pi\u00f9 incisiva sulle piattaforme, a partire dal principio di \u201csafety by design\u201d applicato ai prodotti digitali destinati ai minori.<\/p>\n<p>In questo senso, l\u2019approvazione della Legge 132\/2025* in Italia e l\u2019attuazione del regolamento EU AI Act offrono un quadro normativo in evoluzione che va presidiato con attenzione. Ma la normativa, da sola, rischia di arrivare sempre in ritardo rispetto alla velocit\u00e0 dell\u2019innovazione tecnologica. Serve un investimento strutturale in educazione e consapevolezza.<\/p>\n<p><span data-ccp-props=\"{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}\"><\/span>[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_2_font_size=&#8221;25px&#8221; header_3_font_size=&#8221;20px&#8221; header_3_line_height=&#8221;0.8em&#8221; custom_padding=&#8221;||0px|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;]<\/p>\n<h3 class=\"p1\"><strong style=\"font-size: 25px;line-height:normal;\"><b>L\u2019assenza pi\u00f9 grave: i chatbot emotivi e le nuove frontiere del rischio<\/b><\/strong><span><\/span><\/h3>\n<p class=\"p1\">Il rapporto ENESET si concentra, comprensibilmente, sullo smartphone come vettore di distrazione e come porta d\u2019accesso a social media e messaggistica. Ma c\u2019\u00e8 un\u2019evoluzione tecnologica che sta ridefinendo radicalmente i termini del problema e che questo rapporto non affronta: l\u2019emergere dei <strong>chatbot emotivi basati sull\u2019intelligenza artificiale<\/strong>.<\/p>\n<p>Applicazioni come Character.AI, Replika e i loro emuli rappresentano una nuova tipologia di prodotti digitali che non si limitano a distrarre, ma simulano relazioni affettive, offrono compagnia artificiale e generano attaccamento psicologico. Le ricerche del MIT Media Lab e di Stanford Medicine che stiamo analizzando nell\u2019ambito del nostro lavoro istituzionale mostrano che questi strumenti possono avere effetti significativi sullo sviluppo emotivo e relazionale dei minori, particolarmente su quei ragazzi che lo stesso rapporto ENESET identifica come i pi\u00f9 vulnerabili. Ad esempio gli studenti socialmente isolati, con difficolt\u00e0 relazionali o con preesistenti fragilit\u00e0 emotive.<\/p>\n<p>Il paradosso \u00e8 evidente: il divieto dello smartphone a scuola viene giustificato anche per favorire la socializzazione tra pari, ma fuori dalla scuola quegli stessi ragazzi possono accedere a relazioni artificiali con entit\u00e0 che non dormono mai, non si stancano mai, non li rifiutano mai e, soprattutto, non li giudicano. Il confine tra il dentro e il fuori della scuola, che il rapporto ENESET descrive come la linea lungo la quale si distribuiscono diversi tipi di rischio, con l\u2019IA emotiva diventa ancora pi\u00f9 poroso e problematico.<\/p>\n<p><span data-ccp-props=\"{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}\"><\/span>[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_2_font_size=&#8221;25px&#8221; header_3_font_size=&#8221;20px&#8221; header_3_line_height=&#8221;0.8em&#8221; custom_padding=&#8221;||0px|||&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<h3 class=\"p1\"><strong style=\"font-size: 25px;\"><b>Cuori e Algoritmi<\/b><\/strong><span><\/span><\/h3>\n<p class=\"p1\">Pochi giorni fa, il Centro studi di Fondazione Carolina ha presentato la ricerca <span><a href=\"https:\/\/www.fondazionecarolina.org\/2021\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/fondazione-carolina-cuori-e-algoritmi.pdf\">Cuori e Algoritmi<\/a> sull\u2019impatto dell\u2019AI sulla capacit\u00e0 emotiva delle generazioni pi\u00f9 giovani. Dall\u2019indagine &#8211; condotta su pi\u00f9 livelli attraverso questionari, focus group, testimonianze e laboratori &#8211; emerge che il 28% del campione desidera un amico digitale. Quanto pi\u00f9 i ragazzi sono giovani, tanto pi\u00f9 investono emotivamente nel rapporto con i chatbot. La preadolescenza, la fascia tra gli 11 e i 15 anni, si conferma il periodo di maggiore vulnerabilit\u00e0. In tutte le dimensioni emotive indagate &#8211; la ricerca di sfogo, il bisogno di uno spazio sicuro, l\u2019aspettativa di sentirsi apprezzati &#8211; gli under 15 mostrano percentuali sistematicamente doppie o triple rispetto ai pi\u00f9 grandi. Riconoscono i rischi di isolamento, di dipendenza, di distacco dalla realt\u00e0. Ben il 76% dei ragazzi coinvolti, infatti, teme che le persone possano isolarsi preferendo i chatbot alle relazioni umane. Eppure continuano a cercare nei Chatbot qualcosa che non trovano altrove: il 25% dei preadolescenti usa i chatbot per confidarsi e superare paure e insicurezza. Il 30% si rivolge ai chatbot emotivi perch\u00e9 \u201cdisponibili h24\u201d, oltre il 25% li usa per sfogarsi senza sentirsi giudicato e un terzo li percepisce come \u201camici sempre disponibili\u201d.<\/span><\/p>\n<p>Questi dati pongono una questione che non possiamo eludere: cosa stiamo offrendo, come adulti, come educatori, come societ\u00e0, ai nostri ragazzi? Se cercano nell\u2019intelligenza artificiale un amico, non significa forse che gli spazi che offriamo loro siano invece percepiti ostili? Se cercano altrove disponibilit\u00e0 e ascolto immediato, evidentemente non riusciamo a garantire loro la presenza e l\u2019attenzione di cui hanno bisogno.<\/p>\n<p><span data-ccp-props=\"{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}\"><\/span><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_2_font_size=&#8221;25px&#8221; header_3_font_size=&#8221;20px&#8221; header_3_line_height=&#8221;0.8em&#8221; custom_padding=&#8221;||0px|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;]<\/p>\n<h3 class=\"p1\"><strong style=\"font-size: 25px;line-height:normal;\"><b>La voce che manca: i ragazzi come protagonisti, non solo come destinatari<\/b><\/strong><span><\/span><\/h3>\n<p class=\"p1\">Un merito importante del rapporto ENESET \u00e8 aver dato voce agli studenti, documentando esperienze e percezioni che sfidano le narrative semplicistiche. In questo senso la testimonianza dello studente ungherese che si sente \u201cannoiato e disconnesso\u201d durante le pause senza telefono non \u00e8 un dettaglio aneddotico: \u00e8 un segnale d\u2019allarme che ci ricorda come le politiche pensate \u201cper il bene dei ragazzi\u201d possano produrre effetti inattesi quando i ragazzi stessi non vengono coinvolti nella loro progettazione.<\/p>\n<p>Fondazione Carolina, attraverso il lavoro educativo svolto in collaborazione con <span><a href=\"https:\/\/www.pepita.it\/news\/la-connessione-educativa-quando-leducazione-torna-ad-abitare-i-territori\/\">Pepita Cooperativa Sociale<\/a>, sperimenta quotidianamente l\u2019efficacia di approcci che pongono i minori al centro del processo decisionale. Quando i ragazzi sono coinvolti nella definizione delle regole &#8211; non come semplici destinatari, ma come co-costruttori &#8211; i tassi di adesione aumentano significativamente e la norma viene percepita come propria, non come imposizione.<\/span><\/p>\n<p>Il rapporto lo dice con chiarezza citando il dato ungherese: dove la politica \u00e8 stata percepita come non partecipata, i tassi di non-conformit\u00e0 auto-dichiarati raggiungono il 90% tra gli studenti delle scuole superiori. \u00c8 un numero che dovrebbe far riflettere qualsiasi legislatore.<\/p>\n<p><span data-ccp-props=\"{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}\"><\/span>[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_2_font_size=&#8221;25px&#8221; header_3_font_size=&#8221;20px&#8221; header_3_line_height=&#8221;0.8em&#8221; custom_padding=&#8221;||0px|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;]<\/p>\n<h3 class=\"p1\"><strong style=\"font-size: 25px;\"><b>Una proposta concrete per l\u2019Italia<\/b><\/strong><span><\/span><\/h3>\n<p class=\"p1\">Alla luce di quanto emerge dal rapporto ENESET e dalla nostra esperienza sul campo, proponiamo di <strong>integrare il divieto in una strategia nazionale di educazione alla cittadinanza digitale. <\/strong><\/p>\n<p>Il divieto non pu\u00f2 restare una misura isolata. Deve essere il primo tassello di un programma che includa: curricoli obbligatori di alfabetizzazione digitale, fin dalla scuola primaria; formazione dei docenti sul benessere digitale e sulle strategie pedagogiche \u201canalogiche\u201d; strategie in-formative di coinvolgimento per i genitori e, in generale per tutta la comunit\u00e0 educante sull\u2019uso dei dispositivi e sulla creazione di una coscienza digitale; un\u2019azione di advocacy presso le istituzioni europee per una regolamentazione pi\u00f9 stringente delle piattaforme che si rivolgono ai minori.<\/p>\n<p><span data-ccp-props=\"{&quot;134233117&quot;:true,&quot;134233118&quot;:true,&quot;201341983&quot;:0,&quot;335559740&quot;:240}\"><\/span><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; header_2_font_size=&#8221;25px&#8221; header_3_font_size=&#8221;20px&#8221; header_3_line_height=&#8221;0.8em&#8221; custom_padding=&#8221;||0px|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;]<\/p>\n<h3 class=\"p1\"><strong style=\"font-size: 25px;\"><b>Una questione di visione<\/b><\/strong><span><\/span><\/h3>\n<p>Il rapporto ENESET ci consegna un messaggio chiaro: l\u2019Europa si sta muovendo, con velocit\u00e0 e intensit\u00e0 diverse, verso una regolamentazione dell\u2019uso degli smartphone nelle scuole. Non \u00e8 pi\u00f9 una questione di \u201cse\u201d, ma di \u201ccome\u201d. La sfida, per l\u2019Italia e per tutti i Paesi membri, \u00e8 evitare che il divieto diventi un alibi per non affrontare le questioni pi\u00f9 profonde: la responsabilit\u00e0 delle piattaforme, l\u2019educazione al digitale, il supporto alle famiglie e la tutela dei minori in un ecosistema tecnologico, che evolve molto pi\u00f9 velocemente della capacit\u00e0 normativa degli Stati.<\/p>\n<p>Come Fondazione Carolina, continueremo a lavorare perch\u00e9 la protezione dei minori nell\u2019ambiente digitale non sia delegata a un singolo gesto &#8211; come togliere il telefono &#8211; ma sia costruita attraverso un sistema integrato di prevenzione, educazione, regolamentazione e cura. Lo smartphone non \u00e8 il <em>nemico<\/em>. Il problema \u00e8 l\u2019assenza di una visione che tenga insieme la tutela e la competenza, la protezione e l\u2019autonomia, il confine e la crescita.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; custom_padding=&#8221;||15px|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;]<\/p>\n<h3 class=\"p1\"><span><strong><\/strong><\/span><\/h3>\n<h3 class=\"p1\"><span><strong><\/strong><\/span><\/h3>\n<h3 class=\"p1\"><span><strong><\/strong><\/span><\/h3>\n<h3 class=\"p1\"><span><strong>Link utili:<\/strong><\/span><\/h3>\n<ul>\n<li><span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"https:\/\/www.normattiva.it\/uri-res\/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2025-09-23;132\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Normativa legge 23 settembre 2025 (132\/2025)<\/a><\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"><\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><\/span><\/p>\n<ul>\n<li><a href=\"https:\/\/op.europa.eu\/en\/publication-detail\/-\/publication\/37a07be1-0241-11f1-825d-01aa75ed71a1\/language-en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Documento ufficiale &#8220;Rapporto ENESET&#8221;<\/span><\/a><\/li>\n<\/ul>\n<p><span>European Commission: Directorate-General for Education, Youth, Sport and Culture, Cr\u00eateur, S., Dunajeva, J., Frydman, B., Berg Mulvik, I. et al., Mobile phone bans in schools across the EU \u2013 <\/span><b>ENESET<\/b><span> analytical report, Publications Office of the European Union, 2026.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><\/span><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section][et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto ENESET (2026) \u00e8 la pi\u00f9 completa analisi sull\u2019uso degli smartphone nelle scuole UE. 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