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Gen

Non bastano leggi buone, servono donne e uomini capaci di trarne il meglio

In queste settimane abbiamo ricevuto migliaia di messaggi di solidarietà dopo la sentenza del processo Carolina. Ringraziamo tutti coloro che hanno avuto un pensiero per Caro occorre, però, fare ordine e ribadire la serietà di una misura riparatoria come la messa alla prova che, se applicata seriamente, garantisce un percorso di consapevolezza e recupero, come ha accertatoil giudice minorile.  

Nel merito della questione è entrata Anna Livia Pennetta, avvocato di Paolo Picchio e componente del Cda di Fondazione. Le interviste a La Stampa e Zapping su Radio1, nei giorni immediatamente successivi all’ultima udienza, e il più recente articolo di Jacopo Fo su Il Fatto Quotidiano, evidenziano come l’istituto della “messa alla prova” pone al centro la figura del soggetto minore con l’obiettivo di recuperare, educare e risocializzare tenendo conto delle carenze che il giovane ha palesato attraverso l’atto illecito. Ciò avviane attraverso un progetto specifico, con precise prescrizioni e un programma che porti il giovane a garantire impegno nello studio, svolgimento di attività di pubblica utilità, di impegno civile, percorsi di sostegno psicologico, e così via, durante il quale viene periodicamente monitorato dalle istituzioni. I giovani autori dei fatti, all’epoca tutti minorenni, hanno, infatti, concluso positivamente il percorso di “messa alla prova” e, per questo motivo, è stata emessa sentenza dal Tribunale per i Minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta di non doversi procedere con conseguente estinzione dei reati loro ascritti.

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